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giovedì, dicembre 28, 2006

L'affitto come stile di vita


Prendere in prestito e restituire, affittare per un giorno, un mese o più e poi riconsegnare al mittente. Senza ripensamenti, fino alla prossima occasione. Un nuovo stile di vita, che sostituisce la proprietà perpetua con quella a tempo, ben consolidato all'estero e che in Italia si sta diffondendo sempre più: secondo i dati della Camera di Commercio di Milano negli ultimi anni i beni noleggiati in alcuni settori sono più che raddoppiati.

Perchè? Prima di tutto perchè i vantaggi sono molti: niente denaro investito a fondo quasi perduto, niente spese di gestione o di manutenzione, ma la garanzia di avere sempre prodotti dell'ultimissima generazione o perfettamente revisionati, la possibilità di prendee, restituire, sostituire senza pentimenti e senza riempirsi le cantine di oggetti inutilizzati o usati solo per un paio di volte all'anno.

E questo non sembra essere per forza uno stile di vita adatto a chi non ha molti soldi: anche ch dispone di denaro spesso ormai prefersice affittare piuttosto che acquistare, proprio perchè prevale la razionalità di non accumulare oggetti che presto diventeranno vecchi e inservibili.

Insomma, un'altra tendenza con cui dovremo fare i conti...

(via Sole 24 Ore del 18 dicembre 2006)

giovedì, novembre 02, 2006

Consapevolezze e incoscienze alimentari


Dalla newsletter di Herman Group alcuni interessanti spunti di riflessione sulle più recenti tendenze alimentari:
  • I consumatori hanno ormai compreso bene che gli hamburger, le fritture e le bibite analcoliche non sono affatto alimenti salutari;
  • Eppure, gli ultimi successi di nuovi piatti "oversize" (come il BK Stakers di Burger King) ci dicono che molti altri consumatori sono decisi a passare sopra ai consigli dei dietologi;
  • L'idea che sia in atto una specie di riflusso del salutismo alimentare, è avvalorata dalle testimonianze di alcuni chef dei più importanti ristoranti americani, quando dichiarano l'insuccesso dei menù a bassa percentuale di grassi e la riduzione di questo tipo di offerte;
  • E le porzioni sono diventate enormi, quasi il doppio di quelle della metà del secolo scorso!
  • Molti hanno trovato la soluzione: si fanno "incartare" gli alimenti che arrivano alla loro tavola!
  • Nei supermercati invece, gli alimenti cosidetti "light" sono in costante e dirompente ascesa: forse qualcuno di noi sta scegliendo di mangiare leggero a casa e di "godere" a ristorante?
  • Fermo restando il successo e le prospettive dell'alimentazione "sana" e biologica, sembra che gli atteggiamenti dei consumatori si stiano polarizzando sue due tendenze:
    • Il "voglio rimanere e mangiare sano perchè voglio vivere a lungo e stare bene"
    • Il "non voglio privarmi dei piaceri del buon cibo"
Staremo a vedere chi la spunterà...

venerdì, ottobre 27, 2006

Vegetariani!

Un interessante articolo di Davide Bernieri su GDOWeek analizza il target dei consumatori vegetariani ed offre lo spunto per un primo approfondimento su questa cultura emergente.

Partiamo dai numeri: una ricerca ACNielsen del 2004 stima i vegetariani italiani nel 9,5% della popolazione totale. Circa 6 milioni di persone, dalle più convinte alle più blande, che mostrano diffidenza (quando non proprio ostilità) verso la carne.

Le motivazioni che spingono le persone verso la cultura vegetariana somo svariate:
  • l'amore per gli animali
  • problemi di salute
  • necessità/volontà di seguire regimi alimentari più leggeri
  • per convinzioni etiche
  • per paura (vedi i recenti scandali della "mucca pazza" e dell'influenza aviaria)
  • per motivi di salvagurdia ambientale
  • per motivi religiosi
Naturalmente, esistono vari gradi di "adesione" alla cultura vegetariana, che variano a seconda delle motivazioni e anche dei periodi della vita (o della giornata: "stasera non mi va di mangiare carne!") di una persona. All'estremo opposto dell'adesione blanda o temporanea, ad esempio, ci sono gli "oltranzisti" vegani, che rifiutano oltre alla carne tutto ciò che sia di provenienza animale (e quindi anche latte, uova e derivati, miele e gelatine).

Va detto che essere vegetariani non è sempre economico, specialmente se si cercano particolari qualità (vedi "biologico"), o comodo (non tutti ad esempio hanno la possibilità di approvvigionarsi dal contadino...).

L'Associazione di riferimento è l'AVI (Associazione Vegetariana Italiana), che ha di recente sviluppato progetti per la diffusione della cultura vegetariana con colossi come Barilla e Autrogrill.

Insieme a Barilla, l'AVI ha curato nel 2002 la realizzazione di una guida interattiva (“Mangiarbene Vegetariano 2002. Guida gastronomica alla ricerca della tradizione e dei ristoranti vegetariani in Italia”), disponibile sul sito dell'associazione.

Autogrill, ha invece introdotto nuovi prodotti e menù vegetariani sviluppati in collaborazione con l'AVI e contrassegnati dal logo dell'associazione come garanzia.

E' tutto, per ora sui vegetariani.

(Fonte: GDOWeek n°346)

mercoledì, settembre 20, 2006

"MARCHI IN SONNO"

La Nuova Mini Cooper della BMW e il nuovo Maggiolone della Volkswagen per le macchine. Ma anche il trapano Black & Decker e l'Ovomaltina; c'è un buon numero di recenti "resurrezioni" di MARCHI IN SONNO (trendwatching.com ha coniato l'intraducibile termine DORMANDISE, unendo i termini dormient+merchandise): prodotti, marchi, loghi, campagne pubblicitarie e testimonials inattivi ma che ancora risiedono nella memoria collettiva dei consumatori. Qualunque sia stata la ragione della loro eclissi (responsabilità dirette, cattiva gestione, riposizionamenti strategici o fallimenti), i MARCHI IN SONNO rappresentano un grosso valore. In più, con un economia traballante, con tassi di disoccupazione crescenti e con l'insicurezza che regna, molte imprese si tengono ben alla larga dallo spendere denaro per lanciare campagne massicce per la diffusione di nuove marche e prodotti, mentre i consumatori si fanno sempre più nostalgici dei "bei tempi che furono". Terreno fertile per i MARCHI IN SONNO!

Un esempio interessante è costituito dalle scarpe sportive ungheresi Tisza, una marca che negli anni settanta è stata la più grande produttrice nazionale e che, con la liberalizzazione degli anni '90, è stata successivamente surclassata dai colossi Nike e Adidas. La rivincita delle "nuove" Tisza parte dal 2003, all'insegna di uno stile che piace sia ai "nostalgici" sia ai ragazzi-troppo-giovani-per-ricordare.

CONCLUSIONI
Alcune opportunità: le imprese che sono sul mercato da un certo numero di anni possono andare a rovistare nella propria storia alla ricerca di prodotti non più commercializzati o di vecchi slogan e campagne pubblicitarie.


(Tradotto e riadattato da trendwatching.com)