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venerdì, febbraio 16, 2007

Low Cost anche nell'editoria...


Segnali interessanti dal mondo dell'editoria: Die Welt, uno dei più famosi e diffusi quotidiani tedeschi ha lanciato fin dal 2004 una sua versione low cost che sta riuscendo nell'intento di risollevare un settore in difficoltà e producendo aumenti significativi nelle vendite.

Welt Kompact, questo il nome della versione a basso costo del più famoso quotidiano, è tutti i giorni nelle edicole insieme al "fratello maggiore", contiene più o meno gli stessi articoli (anche se in versione più corta e impaginati secondo un format da tabloid) e viene venduto a 70 centesimi di euro (Die Welt costa invece 1,40 euro).

Molto interessante è la comunicazione promozionale a supporto di questo quotidiano: vengono utilizzati fotoritocchi di bambini che assomigliano a personaggi famosi.

(via Sole 24 Ore del 30 nov 2006)

martedì, dicembre 19, 2006

Dal "low cost" al "no cost"?

(da http://www.fluglaerm.de)

E se i voli low cost diventassero sempre più "low" fino a diventare "free", cioè gratuiti? Compagnie come Ryanair stanno già sperimentando forme e possibilità di fare viaggiare gratis i propri passeggeri e in un futuro neanche troppo lontano questa mossa potrebbe diffondersi presso il grande pubblico. Ryanair crede molto in questa opportunità tanto che i suoi dirigenti hanno spiegato in varie occasioni che una delle possibilità più probabili è quella che i costi del trasporto dei passeggeri a basso costo possa essere sostenuto da gli altri attori del sistema ricettivo e dei trasporti di ciascuna destinazione. Impossibile? No, se si pensa ad uno scenario in cui il sistema economico pubblico e privato di una città decide di investire risorse in tal senso per attrarre più turisti sul proprio territorio, oppure, anche più semplicemente agli alberghi o alle compagnie di autonoleggio.

(Via Trendwatching)

domenica, dicembre 10, 2006

Il punto sul fenomeno dei voli low cost


Quando Tony Blair la scorsa estate scelse un volo Ryanair per rientrare a Londra dalle sue vacanze in Italia si intuì che la rivoluzione del low cost era stata vinta. Attualmente le low-cost, grazie a tariffe bassissime, coprono nel mondo oltre il 14% dei voli; una percentuale che, secondo uno studio dell'Enac, nel 2010 salirà in Europa al 40%.

Ovviamente anche in Italia il fenomeno è in grande espansione: nel 2005 su un totale di 112 milioni di passeggeri, le compagnie low cost ne hanno trasportati il 17% (oltre 20 milioni) e la crescita rispetto al 2004 è stata dell'84%.

A garantire il successo delle compagnie low cost ci sono spese sugli equipaggi ridotte all'osso, basse tariffe aeroportuali, servizi ridotti a bordo, vendita di prodotti complementari (noleggio auto, ostelli, assicurazioni: voci che nei bilanci di Ryanair equivalgono al 16% del flusso delle entrate). Una strategia aggressiva ma tutto sommato semplice, che punta su scali regionali e provinciali, i quali grazie a costi di servizio più bassi e ad un minor congestionamento del traffico garantiscono tariffe stracciate e buona puntualità.

In molti casi poi, le collaborazioni fra compagnia aerea e aeroporto diventano delle vere e proprie partnership per politiche di comunicazione e marketing che agiscono da volano per lo sviluppo del territorio. A Pisa il traffico passeggeri è triplicato dal 1997; a Palermo la quota low cost rappresenta quasi un quarto dei passeggeri transitati (24%); a Venezia la quota low cost è salita al 26%. Tutto anche a vantaggio dell'indotto: turismo, autonoleggi, hotel, ecc.

E si badi bene che low cost non significa affatto basso reddito o scarsa qualità: lo testimonia il fatto che anche la quota di viaggiatori per affari cresce in questo settore, che sta vivendo un vero e proprio boom trasversale.

Ecco un elenco delle quote del low cost negli aeroporti italiani, dal quale si può vedere quali realtà abbiano puntato forte sul fenomeno e qual invece risultano ancora al palo (Firenze su tutte, anche se i dati devono scontare la vicinanza di Pisa):

Forlì 95%
Roma Ciampino 90%
Bergamo 81%
Brescia 70%
Pisa 61%
Pescara 48%
Brindisi 29%
Venezia 26%
Palermo 24%
Bari 24%
Olbia 21%
Napoli 20%
Genova 17%
Milano Linate 12%
Torino 11%
Bologna 11%
Milano Malpensa 8%
Roma Fiumicino 8%
Lamezia Terme 8%
Cagliari 7%
Verona 5%
Firenze 4%

E le compagnie tradizionali? Come possono fronteggiare questa ondata concorrenziale? Probabilmente riqualificandosi, come già stanno facendo alcune di loro, e proponendosi con servizi e strutture high cost-high quality. Ma questa è un'altra storia...

(via Sole 24 Ore del 8 dicembre 2006)

giovedì, novembre 30, 2006

"Il Maggiolino", risotrante low cost

Il Maggiolino è il nome di un ristorante di Milano che ha impostato il proprio modello di business su criteri low cost: fatta salva laaa qualità, tutto infatti è orientato alla riduzione dei costi (sia per i gestori che per i clienti).

Il menù ha solo 4/5 piatti, la carne è quasi esclusivamente di maiale, mentre in cucina nonci sono degli chef ma dei sempici addetti alla griglia. Completano l'offerta l'assenza di posate e di ogni altro "fronzolo" nell'arredamento del locale.

Attratti dai prezzi medi (con 20 euro si magia e si beve a volontà), moltissimi clienti stanno riempiendo ogni sera i 300 coperti del Maggiolino.

Significativa la dichiarazione del proprietario, Emanuele Ragazzoni, riportata da Bargiornale: " L'idea del Maggiolino mi è venuta perchè ero stufo di vedere tutti quei ristoranti tutti uguali, simili ad una colonia di pinguini, con gli stessi piatti offerti ormai a prezzi insostenibili".

Tra l'altro, tanta è la convinzione della bontà di questa formula, il Maggiolino offre anche servizi di consulenza e di orientamento per altri ristoratori che volessero tentare questa avventura.

(Fonte della notizia: Bargiornale 06/2006)